domenica 14 settembre 2014

Stolen Babies - There be squabbles ahead

È da tempo che non faccio una recensione di un disco.
In passato ho sempre optato per un soluzione track-by-track . . . non vedo perchè io debba cambiarla!





L'album sotto esame è decisamente datato, sto parlando di There be squabbles ahead(2006) degli Stolen babies, band dalle connotazioni avantgarde metal, progressive e alternative rock, ma la mia motivazione è presto detta: ho scoperto da poco questo gruppo e da estimatore del genere ho voluto ascoltare un album precedente all'ultimo in modo da fare qualche paragone per un futuro ascolto.

L'album inizia con un effetto larsen e dei rintocchi di campana, è "Spill!". In un solo colpo le campane vengono sovrastate da un organo(probabilmente hammond) a cui si aggiunge una percussione degna di un gruppo black metal, ma il tutto viene interrotto da una chitarra energetica, dalle tonalità completamente antipodi al black, ma con un cantato rabbioso quasi comparabile a quello degli agonist, ma che tuttavia ben presto varia su altre tonalità, portando il pezzo nello già intricato miscuglio di generi che l'album ci presenta.

 L'album prosegue con "Awfull Fall", che già dallo slappato basso nei primi secondi, ci mette in contradizione tutto quello che abbiamo ascoltato nella precedente track, gli strumenti elettronici si fanno sentire di più, mentre la chitarra assume un ruolo di accentuazione, quasi d'accompagnamento e il ritmo ha una cadenza decisamente più pop, quasi più ballabile, fin da subito è chiaro che lo strumento portante di questo brano è il basso(che probabilmente usa vari pedali per emulare il suono di un sintetizzatore) e il varissimo registro vocale della cantante che va braccetto con tutto il brano, mostrando uno scream solo in piccole parti che gasano l'ascoltatore.

Dopo di che, è il tempo di "filistata", un altro pezzo che, con il suo giro iniziale di accordi da delle tonalità bizzarre e folkloristiche all'album, mettendo in contradicendo ancora una volta il brano precedente, tranne 2 cose, l'orecchiabilità tipica del pop e il ruolo secondario della chitarra.

In "A year of judges", viene presentato dalla chitarra un riff nei primi secondi che viene subito abbandonato in favore di un atmosfera più fiabesca e in qualche modo "invernale", questa volta anche la chitarra cerca di dare il suo contributo nell'amalgama del pezzo, definendo fin da subito le linee guide per il ritornello, che sarà decisamente soddisfacente grazie alla particolare combinazione delle melodie della voce e della chitarra e per il proseguimento del pezzo, che tuttavia è sempre dominato dal basso.

Con "So close", ancora una volta tutto quello che è stato precedentemente ascoltato viene messo in discussione, l'ascoltatore non potrà fare a meno di chiedersi "ma non stavo ascoltando gli stolen babies? perchè si è messo mortiis all'improvviso?" o comunque "non stavo ascoltando roba simil-metal? perchè sembra che io stia ascoltando qualche roba da discoteca?" e il brano continua su questa linea aggiungendo vene goth al pezzo e non poche volte potrete ascoltare una vaga sensazione di sottofondo proveniente da spitfire dei prodigy, in sostanza il pezzo che ti aspetteresti di ascoltare di sottofondo a una scena di qualche film horror scadente, dove delle goth si ritrovano in disco a limonare.

"TableScrap", Introduce inizialmente delle sonorità spettrali che vengono subito abbandonate per una combinazione di melodie bizzarro e cantato annoiato, che tuttavia non ha vita lunga perchè subito sostituito da riff di chitarra sempre più energici, un po' d'ispirazione surf punk e da una cantato quanto energico, quanto malizioso, ma poco dopo ritorna la bizzarra combinazione che da lì a poco apre uno sviluppo del tutto inaspettato delle sonorità.

"Swint? or slude?" è un pezzo dalla melodia barcollante e dall'andamento goffo, quasi a simulare l'andatura di un ubriaco, la chitarra si ritrova ad avere un ruolo del tutto marginale e di contorno, gli strumenti che più vengono usati in questo brano sono quelli a fiato e la fisarmonica.

"Mind your eyes", viene aperto da bassissimi rumori che sembrano provenire da una catena, ma una sulfurea chitarra irromperà in questo tentennante silenzio, la voce sarà molto attraente e come ormai abbiamo capito nei ritornelli la cantante farà sfoggio di quello scream così energetico e rabbioso, il pezzo si evolverà nel migliori dei modi, smacinando riff e accordi sempre più sulfurei, fino alla seconda parte dove viene abbandonata per un po' la componente acida del pezzo.

Dulcis in fundo, secondo me non poteva mancare un pezzo lento per dare prova della propria elasticità e delle proprie doti melodiche e infatti, "Lifeless" è un pezzo calmo, pacato, dalla melodia malinconica e dalla linea vocale aspra, ma tuttavia cullante come una ninna nanna, dannatamente pop, ma anche dannatamente bella nonostante la scontatezza, in breve lifeless è lo sparti acque di cui si sentiva il bisogno per avviare la fine dell'album.

"Tall Tales" si apre con una intro industrial, ma che sfocia in un energetica sfuriata quasi punk che tuttavia, come ci ha abituati quest'album fino ad ora, non dura tanto per dare spazio alle doti della cantante, che ora più che mai appaiono ritmate e simili a quelle di una sirena in mezzo al mare.

Se il singolo fosse il biglietto da visita per un intero album, "push button" non sarebbe il biglietto da visita più rappresentativo, ma decisamente, tra tutti i brani già ascoltati, il più bugiardo. Push button entra fluida e senza alcuno stacco con il suo larsen e presenta fin da subito quella atmosfera bizzarra che permea tutto l'album e presenta anche col suo man riff l'impressione barcollante della precedente "swint? or slude?", ma lo scream è presente solo in una piccola parte della canzone circoscritta da un riff che mi ricorda tanto wake up dei rage against the machine e le chitarre sembrano avere un ruolo più rilevante, ma chi è arrivato a leggere fin qui sa che questo non è vero.

il disco si avvicina sempre più al termine con la meravigliosa "Gathering Fingers", un pezzo di difficile interpretazione, con un inizio  a tratti melanconico e teatrale e con un proseguiemento genialmente incastrato, imprezziosito da dissonanze incastonate negli acidi riff e nei taglienti scream della cantante.

E si arriva all'ultima traccia . . .
"the button has been pushed" non è altro che una outro, ma che genere di outro? una buona outro deve riuscire nell'intento di staccare l'atmosfera precedentemente creata e da questo punto di vista ci riesce a meraviglia, ma da un punto di vista meramente acustico, questo pezzo è la presa per il culo più grande al mondo, dopo ben 12 traccie di eccletismo e brillantezza, questa traccia è un insulto.

Tirando le somme "There be squabbles ahead" è un buon album avantgarde/prog, però durante l'ascolto si ha la continua sensazione che il gruppo non abbia raggiunto la maturità necessaria o che forse i brani siano composti solo per far numero, mantenendo un alta qualità, al momento mi reputo soddisfatto di questa prova tecnica, spero che per gli album successivi si siano presi il loro tempo per comporre brani più articolati.


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